L'incontro di Salvatore De Pascale con l'artista Carmela Infante

Quando incontrai Carmela Infante, per la prima volta, feci fatica ad immaginare che, proprio lei, potesse essere l'autrice di opere, per citarne alcune, come "Paola e Francesca" o "Incontro 1 e 2". Avevo di fronte a me una donna giovane, con uno stile ed un'eleganza di altri tempi, con un sorriso, sia pure appena accennato, che mi trasmise subito una gioia interiore. Quasi tutto, in contrasto con le sue opere, che riflettono, invece, sofferenze forse indicibiil ma, sicuramante, vissute con dignità. Fu un incontro fugace, ma abbastanza intenso per cogliere alcuni aspetti del suo carattere, espressione di un temperamento vigoroso. Carmela Infante è una donna forte, con una personalità complessa, che riesce a comunicare, attraverso il tratto preciso della sua pittura, profonde emozioni. Utilizza colori intensi e profondi ma a volte tenui, quasi a voler sottolineare, parentesi della sua accesa ribellione alla vita o accettazione, quasi passiva, dei momenti oscuri. Alla domanda, che il Prof. Giorgio Agnisola lascia, volutamente, senza risposta: chi è il bimbo assopito che si intravede nella coltre di nubi che avvolgono come un panno logoro la madre terra, verrebbe da rispondere, così d'impulso, è senz'altro l'artista! Ma può Carmela Infante assopirsi senza ribellarsi? Può restare insensibile alle minaccie dei fumi giallastri e corrosivi? Il mio personalissimo augurio, che faccio all'artista, è che, se ciò è successo, non accada più, mai più. Accolgo con piacere le sue tele in questo sito. Sono certo che voi visitatori vorrete, ben presto, possedere queste splendide opere per poterle contemplare da vicino.

Ritratto dell'artista Carmela Infante - a cura del Prof. Giorgio Agnisola, critico d'arte

E’ immediato il registro metaforico dell’arte di Carmela Infante: di una metafora che assume le forme di una natura al tempo stesso insidiosa e insidiata. La stessa natura cioè che appare inquinata e compromessa da un male interno ed oscuro assume per converso le forme tentacolari di una vegetazione misteriosa, impenetrabile, inquietante. La metafora insomma sembra invertirsi, nell’arte di Carmela, nella sua stessa traccia allusiva, svelando un orizzonte di senso dal forte risvolto psichico e persino intimistico, in cui sensitività e lucidità interpretativa sottilmente, finemente si fronteggiano: in cui simbolicamente possono leggersi tanto le personali insidie e le ferite dell’anima, quanto le minacce che derivano da un orizzonte più ampio, umano e sociale. Avvertite e testimoniate dalla pittrice con serena e forte consapevolezza.

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