Trattare un argomento così vasto come quello dell’antiquariato, non è un’impresa facile, tanto più che il rischio di ripetere concetti o suddivisioni già esposti, magari in maniera esaustiva, da altri, è molto alto; a tale difficoltà, concorre l’evidente impossibilità di possedere competenza e familiarità, in tutte le “arti” che fin dall’Ottocento, furono definite maggiori (architettura, scultura e pittura) o minori (tessitura di tappeti e di arazzi, ebanisteria ed oggettistica varia). Vorrei, quindi, tentare un approccio differente alle sue diverse componenti, cercando di metterne in risalto gli aspetti psicologici, senza escludere un esame orientato anche agli aspetti artistici, laddove occorra.
L’antiquariato è una scelta che, all’interno di un ambiente domestico, va ponderata con attenzione e senza lasciarsi trasportare da facili entusiasmi o voglie di ostentazioni; molto spesso, questa stessa scelta, diventa definitiva. Se, infatti, un unico pezzo antico, in un contesto essenzialmente moderno, costituisce un elemento di discontinuità voluta, un arredamento che sia, interamente caratterizzato da tavoli da pranzo, sedie, scrittoi, cassettoni e quadri, risalenti ai secoli passati, rappresenta, invece, il forte desiderio di attorniarsi di un patrimonio artistico, che diventa espressione del modo di “essere” del padrone di casa. Chi si circonda di “cose antiche”, lo fa per passione, perché percepisce il bisogno di proiettare, nel presente, la cultura del proprio passato. Spesso, però, nei passaggi generazionali, si assiste ad una sorte di “rifiuto” per questi capolavori da parte dei più giovani; ed è così, che nonostante il notevole impiego di risorse economiche e di tempo, di chi si è dedicato alla ricerca di oggetti di antiquariato, magari per una vita intera, che intere collezioni vanno disperse. L’aspetto più paradossale è che, in alcuni casi, chi eredita questi pezzi di storia, al di là di ogni cognizione di carattere artistico, non ha idea neppure del loro valore venale, tanto da ritenerli un fastidioso ingombro ed essere disposto addirittura a svenderle, pur di liberarsene. Al di là di qualsiasi questione economica c’è, però, da fare una considerazione: senza queste “dispersioni”, ci sarebbero poche opportunità per entrare in possesso di un pezzo di antiquariato, con l’ulteriore conseguenza che i prezzi, già oggi molto elevati, diventerebbero, a quel punto, assolutamente proibitivi.
Per quanto un pezzo di antiquariato, possa essere “oggettivamente” bello e, quindi, possedere uno stile universale, capace di andare incontro al gusto di qualsiasi appassionato, resta il fatto che un certo tipo di arredamento completo, ci dice molto del suo proprietario, di come egli si relaziona con gli altri, quasi come se fosse lo specchio della sua anima. Un antiquariato barocco, sarà preferito da una persona attiva, con grande apertura mentale, abituata ad affrontare la vita con una certa risolutezza. Probabilmente, è qualcuno che sa affrontare i problemi con un’analisi ricca e modulata e che, quindi, si riconosce nelle linee curve e sinuose di questo stile fantasioso che, nel ‘600, fece ampio sfoggio di decorazioni formate da grandi foglie d'acanto arricciate in punta o da lambrecchini messi al di sotto del piano; molto presente nel barocco, era anche un accurato lavoro di intaglio, che con dorature e nuovi sistemi di lucidatura, trattava nobili materiali come il noce o la radica di noce, per le parti esterne e l’abete, il rovere, il pioppo, il castagno o l’olmo, per quelle più interne. Diversamente, mobili d’antiquariato dal sapore più classico, come quello gotico, fatto di cassoni e forzieri, panche, sgabelli, cattedre o leggii, faranno parte dell’ambiente domestico di chi si identifica nella loro praticità, versatilità e funzionalità. Ma anche le decorazioni ottenute con la tecnica dell’intaglio piatto con fondo ribassato, le incisioni a pirografia, la bulinatura, la punteggiatura o l’incisione libera, oltre ai materiali utilizzati quali il castagno, la quercia, ed altri legni duri, sia per le parti esterne che per quelle interne, individueranno il fare intellettuale e razionale del padrone di casa. Ovviamente, per ogni regola esiste un’eccezione, tanto che personalità più eclettiche, non disdegnano di riunire in un unico ambiente domestico, stili eterogenei, tanto da creare attraverso l’antiquariato, un vero e proprio percorso storico.
La disponibilità di un appassionato, ad accogliere nella propria casa un oggetto d’antiquariato, così come dovrebbe risultare dopo un adeguato intervento di restauro, non è sempre la stessa; non tutti, infatti, sono disposti a tollerare i segni del tempo e qualche volta, solo a malincuore, li accettano. Esiste una sorta di ambiguità: da un lato il desiderio di possedere, un meraviglioso cassettone del ‘600, dall’altro, una mal celata voglia che il restauro lo restituisca, in pratica, come nuovo. Occorre, invece, comprendere che sono proprio queste caratteristiche, che nel dichiarare l’appartenenza ad un’epoca antica, rappresentano al meglio il valore simbolico ed emozionale dell’oggetto.
Quanto più un oggetto diventa d’uso comune, tanto più le sue forme, le sue misure e, molto spesso, anche le sue stesse funzioni, sono adattate ai luoghi ed ai supporti dove dovranno essere posizionati. E, l’orologio d’antiquariato, è proprio quello strumento che, più d’ogni altro, si presta a questo tipo di adattamento, tanto che avremo orologi da tavolo, orologi da camino, orologi da parete, orologi a colonna e orologi da torre; tutti con una caratteristica comune: la funzione di segnatempo, pur nella sua importanza, diventa quasi un accessorio e lascia spazio alle casse, ai decori e, talvolta, alla grandiosità delle sue misure. Tra gli orologi da tavolo, molto caratteristici, sono quelli con biga, risalenti all’Epoca di Napoleone III, dove le forme sono espressione degli antichi fasti dello Stile Impero. Le scene sono riprodotte con dovizia di particolari, tanto da rendere un insieme molto realistico. Centro dell’ambiente domestico, il camino non poteva essere certo privo di una misura del tempo, appositamente realizzato per esso. Tra quelli di provenienza inglese, troviamo i “Westminster”, con doppia suoneria e ripetizione quarti, mezz’ore ed ore; le casse sono in legno pregiato, con incisioni sobrie ed eleganti. Gli orologi a colonna, ovvero le pendole a torre, “rubano” la scena in qualsiasi ambiente, grazie alla loro imponenza e alla fantasiosa armonia delle suonerie. Gli esemplari più belli, appartengono al XVIII secolo e sono di provenienza inglese, con gli incassi in legno pregiato, magistralmente sagomati ed i quadranti spesso in ottone e con le fascia dei numeri in argento. Gli orologi da campanile, sono oggetti d’antiquariato, molto particolari, in quanto “patrimonio di tutti”. Il più famoso è senz’altro quello di piazza San Marco a Venezia, risalente alla fine del ‘400, con i due Mori che colpiscono le campane con un martello, dopo essersi inchinati alla Madonna. Altrettanto famoso, è l’imponente orologio astronomico del campanile del Duomo di Messina. Di epoca più “recente”, fu costruito, infatti, negli anni '30 del secolo scorso, ha numerosi automi meccanici che con i loro movimenti, riportano alla memoria i momenti più importanti della storia della città. Sono presenti anche le indicazioni delle fasi lunari, oltre ad un calendario perpetuo ed un calendario astronomico.
Quale che sia il futuro dell’antiquariato, è certo che il preconcetto di una sua carenza in termini di utilitarismo, più della componente economica, ha fino a qualche anno fa, dirottato tanti potenziali acquirenti, verso soluzioni più moderne. Oggi, però, vi sono degli interessanti segnali, quasi dei veri e propri fenomeni, che danno indicazioni sensibilmente diverse. Non è raro, infatti, ammirare in ambienti un tempo minimalisti per eccellenza, come ad esempio i bagni, meravigliosi decori o bellissime boiseries, senz’altro più caldi di un etereo, ma comune bianco di parete o di un mobile laccato. E chi non ha la possibilità di acquistare un originale, ecco che rimedia con una riproduzione; l’importante, ovviamente, è averne coscienza e diffidare, sempre, di ipotetici affari. Quelli sicuramente, non appartengono al mondo dell’antiquariato e se proposti, quasi certamente, nascondono dei raggiri.
Salvatore De Pascale