Sei nel Primo eCommerce di Lusso. Per Mostrare quello che Sei, per Essere quello che Sei.


Chi predilige gli orologi di lusso, può dare due possibili risposte a chi gli chiede da dove abbia origine questa sua “attrazione”. Se si definisce un appassionato, dirà che la presenza di preziose gemme o di nobili metalli, rappresentano un fatto “accidentale”, rispetto alle sensazioni e alle caratteristiche che lo spingono prima a desiderare e, poi, ad acquistare una fantastica misura del tempo: il piacere dell’attesa che aumenta, fino al giorno in cui potrà indossarlo, le emozioni, quasi indescrivibili, che proverà ogni qualvolta ne osserverà il movimento, magari magnificamente inciso o le sue particolari funzioni, come un calendario perpetuo, un ripetizione minuti o un bilanciere con tourbillon, tutte complicazioni assolute, create da maestri orologiai, profondi conoscitori della micromeccanica. Se, invece, a ciò antepone, l’idea del possesso, fine a se stessa, ecco che non vi riferirà di nessuna magica attesa ma, piuttosto, dell’ansia provata prima di ottenerne un esemplare, ancor più se unico; la ragione principale, che lo ha spinto ad acquistare un costosissimo orologio, sarà abbastanza palese: la voglia di ostentare e di dimostrare successo e ricchezza. Oltre all’occasione fornita per un’efficace “esibizione”, nulla di più, quindi, per il fortunato proprietario, tanto che difficilmente si soffermerà sulle sue qualità tecniche, al massimo gli concederà un veloce sguardo d’insieme, prima di riporlo, frettolosamente, in un cassetto. È chiaro che esiste anche una “zona grigia”, che va intesa in senso positivo. Ad essa, appartengono i veri estimatori degli orologi di lusso, che pur essendo facoltosi, non li “esibiscono” al polso, ma li portano con estrema “naturalezza”, forti di un’eleganza e di una personalità, che gli viene comunemente riconosciuta.

Dunque, in relazione a queste considerazioni, posso affermare che un segnatempo, a prescindere dall’entità del suo valore, possa essere quello di una vita oppure, quasi il capriccio di un momento. Le Maison di Alta Orologeria, tenderanno, per ovvi motivi di opportunità, a fondere questi due possibili approcci di acquisto, mutuandone un unico messaggio: gli orologi di lusso prima si custodiscono, poi si tramandano. Non a caso il plurale: l’invito è, infatti, quello di acquistarne diversi, in modo da possedere una vera e propria collezione, fatta di solo tempo, di cronografi, di complicati, tutti rigorosamente meccanici; poi, una “scatola del tempo”, con i suoi movimenti sincronizzati, servirà a tenere gli automatici in costante movimento. Il concetto di “passaggio” ad altra generazione, serve a far considerare ogni acquisto, come se fosse un investimento; in parte ciò è vero, ma ammesso che ci si voglia “privare” di un esemplare che fa parte di una completissima collezione, occorrerà pur sempre incrociare offerta e domanda e trovare chi sia disposto a spendere gli stessi soldi per un orologio, sia pure di fascia alta, come se fosse nuovo. Il discorso è, naturalmente, diverso quando oggetto di un’ipotetica compravendita, diventa un segnatempo al quale sia riconosciuto il fascino della tradizione o che sia un esemplare unico.

Credo che tutti gli appassionati di orologi di lusso, più di una volta, abbiano provato ad elencare i modelli che, per diversi motivi, vorrebbero inserire nella loro “scatola del tempo”; certo, nella maggior parte dei casi, rimarranno solo desideri, ma si sa, sognare non costa nulla e vorrei, io stesso, parlarvi dei miei preferiti, ricordando alcuni fantastici complicati che, nei primi anni novanta, hanno ridato lustro alle Grandi Maison ed che hanno premiato i loro apprezzabili investimenti, sia in tecnologia che in risorse umane.

Quando per la prima volta, ammirai su di una rivista dell’epoca, il “Grande Sonnerie”, calibro 31000 di Gérald Genta, rimasi disorientato dalle nove indicazioni riportate sul suo quadrante e dalle sue numerose funzioni: ore, minuti, piccoli secondi, calendario perpetuo (data, giorno, mese ed anno), secondo fuso orario sulle 24 ore, piccola e grande suoneria, ripetizione di ore, quarti e minuti, doppio indicatore di riserva di carica (sia per il movimento meccanico che per il carillon). È in linea con l’elevata manifattura di questo automatico, la cassa in oro bianco 18 carati, di forma rettangolare, da cui si sviluppa una particolarissima lunetta piramidale, tre i pulsanti per comandare le sue complicazioni, posti al 7, al 9 e ad ore 11. Il quadrante è in madreperla con indici cabochon al trizio e lancette gladio in oro bianco, anche esse luminescenti. Attraverso il vetro zaffiro del fondello, serrato con sei viti, è possibile osservare l’intimità di ciò che rappresenta un vero e proprio capolavoro, frutto del grande talento del suo creatore: un meccanismo che si compone di 1000 parti in movimento, tutte rigorosamente montate a mano. Ed è così che, tutto a vista, appare il suo rotore scheletrato, sul quale si mostra il monogramma del maestro Genta, oltre all’incisione “1969 Grande Sonnerie 1994”, a celebrare, allora, il 25° anniversario dalla fondazione della Maison. Il cinturino in coccodrillo, con la fibbia in oro, riflette l’elevato standard dell’orologio stesso. In verità, quando ho visto che gli esemplari a disposizione sarebbero stati solo otto, me ne feci subito una ragione, del fatto che non avrei fatto “in tempo” ad assicurami uno di questi orologi di lusso, tacendo anche a me stesso, che il vero problema fosse il prezzo: quello indicato nel 1994, era di “appena” 1.350.000.000 di lire.

Pieno spazio ai sogni, quando appresi che il costo di un altro Gérald Genta, il “Ripetizione Minuti”, calibro 13000 GRA1, realizzato sempre in occasione del 25° anniversario dalla fondazione della Maison, tutt’ora azienda di riferimento nel comparto degli orologi di lusso, era rigorosamente su richiesta; il mio orgoglio fu salvo e potei dire che il problema era legato alla difficoltà di reperirlo sul mercato; gli esemplari realizzati, furono solo 50, di cui 25 in oro giallo e 25 in platino. Per chi allora era “indeciso” sul colore, i primi esemplari (10 in oro giallo e dieci in platino), furono proposti in coppia, in un particolare cofanetto numerato. Il suo pregevole movimento meccanico a carica automatica, ha funzioni di ore e minuti, oltre a ripetizione di ore, quarti e minuti. La cassa, come già accennato, in oro 18 carati o in platino, è di forma ottagonale; al 9 troviamo il pulsante per la ripetizione. Il quadrante è in smalto bianco, con indici a numeri romani, che seguono il percorso circolare, interrotto, a sua volta, da altri indici tondi in oro. Il movimento, tutto cesellato a mano, è visibile attraverso il vetro zaffiro del fondello, serrato con sei viti; meravigliosa appare la massa oscillante, interamente scheletrata; infine, il cinturino è in coccodrillo, con la fibbia in oro.

Audemars Piguet, con il suo Royal Oak Off Shore, fu quello che più solleticò il mio appetito di appassionato, non tanto per il prezzo abbordabile, costava nel 1994, pur sempre, 19.550.000 lire, ma per la sua linea pulita, per gli inserti in caucciù sui pulsanti e per le “misteriose” viti esagonali incassate sulla lunetta ottagonale. Ricordo che quando volevo navigare con la fantasia, lo immaginavo al mio polso, al timone di un veloce motoscafo, al largo delle coste di Montecarlo. All’interno della cassa, tutta in acciaio satinato, che garantisce un’impermeabilità fino a 10 atmosfere, il suo cuore: un movimento meccanico a carica automatica, calibro 2126/2840, rifinito a mano con decorazione a Côtes de Genève. Ha funzioni di ore, minuti, piccoli secondi e cronografo; il quadrante è di colore blu, lavorato a Clous de Paris con indici ovali in oro bianco luminescenti. Le sfere a bastone, anch’esse in oro bianco, con applicazioni al trizio, percorrono una scala tachimetrica; al 3 troviamo la finestrella della data, ingrandita con la classica lente, ad ore 6 il contatore delle ore, al 9 quello dei minuti, mentre ad ore 12, il contatore dei secondi. Il bracciale è in acciaio satinato con chiusura di sicurezza double déployante. Tra gli orologi di lusso, questo Royal Oak Off Shore non è, sicuramente, appariscente ma, il suo fascino che gli perviene da un accurato accostamento di forma e di materiali, lo erge ad un oggetto elegante che, dopo tre quinquenni, è ancora attuale.

Creativo, allegro e geniale, Alain Silberstein, l’architetto-orologiaio, riesce a trasferire queste sue qualità, in tutte le sue creazioni di orologi di lusso. Le forme che si caratterizzano per l’abbondanza delle misure, i disegni dei quadranti che appaiono giocosi, i ghirigori delle scritte e delle sfere, che sembrano essere lì non tanto per riportare una funzione, ma unicamente per intrattenere, piacevolmente, chi li osserva, fanno degli orologi di Silberstein delle vere e proprie icone tra le misure del tempo. E lo dimostra il suo “Le Perpetual” con movimento meccanico a carica automatica, con il quadrante nero, gli indici bianchi, la lancetta delle ore laccata rossa e di forma triangolare, con quelle dei minuti e per la data a bandiera, sempre laccate, ma di colore blu, a bastone, la prima, mentre di colore giallo, a serpentina, la seconda; non manca l’indicazione delle fasi lunari ad ore 6. L’evidenza del mese e del ciclo quadriennale, è stata collocata sul fondello, per consentire una migliore leggibilità del quadrante. L’ “Hebraika”, riprende gli stessi motivi stilistici de “Le Perpetual”, con in più la caratteristica di essere stato il primo orologio al mondo, ad avere il calendario perpetuo ebraico; questa funzione, consente la gestione completa dell’antico sistema lunisolare per calcolare il trascorrere del tempo, che comporta una differenzia, rispetto a quello solare, di circa dieci giorni. Silberstein è riuscito a recuperarla, con un tredicesimo mese di trenta giorni, considerando anche la particolare divisione ebraica delle 24 ore che hanno inizio al tramonto, in corrispondenza delle nostre ore 18, oltre al fatto che il ciclo di 19 anni, da tenere presente, ha 6 differenti periodi di anni. Entrambi gli orologi sono a tiratura limitata: il primo fu prodotto in 100 esemplari, il secondo in 110 esemplari; costavano, rispettivamente, 26.600.000 di lire e 57.500.000 di lire.

La creazione più complessa, ma volutamente distante da questi motivi fantasiosi fu, sempre in quei primi anni ’90, il famoso “Tourbillon Night & Day”. Una personale interpretazioni del dispositivo tourbillon, unita all’idea di scheletrare completamente ponti e platine del suo cuore, un movimento meccanico, calibro manuale Lemania LWO 387, permise ad Alain Silberstein di lasciare una traccia indelebile tra gli orologi di lusso. Le funzioni di ore e minuti, si evidenziano sul quadrante argenté, con le sfere, rispettivamente, di forma triangolare e a bastone, decentatre al 12. Lasciato questo unico motivo giocoso, si è indotti, unicamente, ad ammirare il tourbillon, che si mostra ad ore 6 e tutto ciò che appare, attraverso il fondello avvitato sulla cassa in platino, con oblò in vetro zaffiro; qui, si resta letteralmente stupiti, nell’osservare il fascino della meccanica, ridotta all’essenziale. L’autonomia di marcia è di 50 ore, l’impermeabilità è garantita fino a 10 atmosfere, mentre il cinturino è in coccodrillo con fibbia in platino. Significativa la scelta di incidere sul bariletto, oltre la serie e l’anno di produzione, la citazione di Stendhal dedicata agli orologiai “la vera fortuna è avere per mestiere la propria passione”. Dopo cotanta bellezza ed espressione di bravura, riferire che il prezzo, di questa misura del tempo, prodotta in soli 40 esemplari, ammontasse a 153.000.000 di lire, sembra quasi un dettaglio, ma fu il necessario “sacrificio”, di chi ebbe il piacere di portare al polso, un’opera meccanica di ispirazione cubista.

Salvatore De Pascale