I tappeti persiani fanno parte di quegli oggetti d’arredamento che, in ragione delle loro molteplici caratteristiche, date dai materiali impiegati, dai disegni e dai colori che si presentano alla vista dell’appassionato, oltre che per le possibili forme e grandezze, riescono ad essere veri e propri fili conduttori di stile se non, addirittura, artefici principali di rinnovamenti radicali, per qualsiasi tipo di ambiente. Ciò che, quindi, ha davvero importanza, non è tanto il loro valore economico che, nel caso di manufatti antichi, può arrivare a raggiungere anche diverse decine di migliaia di euro o che essi provengano da qualche località rinomata dell’antica Persia, ma il fatto che, più semplicemente, vadano incontro ai gusti e alle preferenze di chi intende acquistarli. A meno di non capitare in un contesto di vere difficoltà finanziarie, dove qualche negoziante ha bisogno di realizzare in fretta un certo numero di vendite, è abbastanza evidente che quelle che si presentano come “imperdibili occasioni”, con sconti che abbattono del 70-80% il prezzo di listino, non sono altro che manufatti di qualità scadente, se non in alcuni casi, addirittura dei falsi. Le cautele, in questi casi, sono quanto mai ovvie: per prima cosa, gli acquisti dei tappeti persiani, andrebbero effettuati sempre presso una galleria di fiducia; e non importa se il canale di vendita sia quello tradizionale o quello on line; ciò che veramente conta, è il grado di affidabilità che essi sono capaci di trasmettere.

Una variabile importante, che dovrebbe orientare la scelta d’acquisto dei tappeti persiani antichi, magari provenienti da Isfahan, Tabriz, Kashan, Kirman o Herat, di cui sto per fare un breve cenno, è l’entità del loro restauro; se essa supera il 5-6% dell’intera superficie, è meglio preferire esemplari meno blasonati, ma dove sia pressoché assente l’opera dei maestri riparatori; anche perché, se l’intento è quello di mantenere, se non di accrescere, nel tempo, il valore, è bene considerare che i collezionisti preferiscono quelli che hanno un ottimo stato di conservazione.

Isfahan, città situata nel cuore della Persia, fu famosa per i suoi tappeti persiani di seta, oggi rarissimi, che presentavano decorazioni fatte con motivi prevalentemente floreali; i toni erano pastello ed erano ottenuti con la tecnica del broccato. In chiave moderna, in questa zona sono prodotti i Nayim, che presentano un’annodatura fatta con lane pregiate, ma pur sempre con soggetti floreali.

Tabriz, prima capitale safavide, fu uno dei centri di maggior produzione della Persia nord-occidentale. Da questo centro proviene un importante tappeto (per alcuni esperti, risale al 1542-43, mentre per altri al 1522-23) che raffigura scene di caccia su sfondo floreale. Il meraviglioso manufatto, oggi conservato al Museo Poldi Pezzoli di Milano, ha l'ordito in seta, la trama in cotone ed il pelo in lana ed ha, come colori principali, il rosso, il giallo, il blu ed il verde. È stato oggetto di diversi interventi di restauro per volere della regina Margherita di Savoia, dopo che fu rinvenuto nel 1870, diviso in sette pezzi e privo di diversi frammenti, presso il Palazzo del Quirinale, in circostanze, poi, diventate al tempo stesso tradizione e leggenda. In epoche più recenti, i tappeti persiani provenienti da Tabriz, sono stati prodotti in diverse tipologie, sia di disegno che di dimensioni, molto spesso su indicazioni degli importatori europei ed americani.

Caratteristici dell’antica Kashan, erano i tappeti fatti in pura seta nell'ordito, nelle trame e nel pelo. I disegni più ricorrenti, erano quelli che proponevano scene di caccia su sfondo vegetale, con cespugli e fiori, ma vi erano anche esemplari con motivi di animali e disegni di fiori nel campo e nei bordi. Ed è proprio grazie agli abili maestri artigiani persiani, che dal 1930, su impulso di un gruppo di mercanti, proprio di Kashan, fecero sorgere a Qum i primi telai, che oggi i Kum, hanno progressivamente raggiunto una notorietà sempre più estesa, tanto da far parte dei tappeti persiani più richiesti.

A Kirman, situata nel territorio centro-meridionale della Persia, va riconosciuto il primato per la realizzazione di particolari tipi di tappeti persiani, detti “a vaso”, per la presenza di motivi floreali, contenuti all’interno di questo tipo di contenitore. Ma la loro bellezza, si evidenziava, ancor di più, per la presenza di numerosi colori e per l’intensità delle cromie, pur dovendosi bilanciare con un disegno dei bordi, in verità, non molto definito. Intorno agli anni 20 del secolo scorso, aumentò moltissimo la richiesta di questi manufatti da parte degli appassionati americani, tanto che furono aperti diversi laboratori; fu così che la produzione a loro dedicata, prese il nome di “Kirman americani”. Dopo la fine della seconda guerra mondiale ed in presenza di una notevole influenza occidentale, gli annodatori hanno, man mano, abbandonato i disegni con tratti arabeschi, per dedicarsi ad una più misurata trama di piccoli medaglioni centrali.

Verso la metà del 1500, Herat, che oggi fa parte del territorio afgano, diventò un importante centro di produzione di tappeti persiani. Caratteristici di questo centro, sono i disegni definiti “herati”, con una decorazione dei bordi floreali, fatte di foglie lanceolate poste simmetricamente oppure a forma di rombo, con ramoscelli e fiori. Nel campo del tappeto, si trovano piccoli ramoscelli floreali a spirale, con motivi arabeschi e nastri intrecciati e sovrapposti. Tanta è stata la bellezza di questi tappeti persiani, che artisti del calibro di Rubens, di Velasquez o di Vermeer, li hanno riprodotti in diverse loro opere pittoriche.

Oltre al famoso tappeto con le scene di caccia, conservato al Museo Poldi Pezzoli di Milano, vi sono almeno altri tre tappeti persiani, che per la loro importanza storica o, più semplicemente, per il loro fascino, meritano di essere citati: il tappetto di Ardabil, il manufatto di Pazyryk e quello di Cosroe.

Nell’anno 1505, su richiesta dello shah Ismail I, fu realizzato nella zona di Ardabil, un maestoso e bellissimo tappeto, che dopo circa 35 anni di lavorazione, raggiunse la ragguardevole misura di 11 metri e 52 centimetri di lunghezza per 5 metri e 34 centimetri di larghezza, tanto da essere inserito nella moschea locale. Con oltre cinquantamila nodi per metro quadrato, questo capolavoro riporta, in maniera dettagliata, diversi motivi vegetali che vanno a circondare il medaglione centrale; l’esistenza di una nube stilizzata, fu l’effetto del forte ascendente cinese sul suo esecutore.

Di notevole interesse storico è il manufatto di Pazyryk che, in funzione delle particolarità del suo ritrovamento, ha fatto retrodatare addirittura a venticinque secoli fa, il periodo in cui iniziò l’arte dell’annodatura dei tappeti persiani. Anche se notevolmente distante dalla Persia, si ritiene che il famoso tappeto rinvenuto a Pazyryk, fosse riconducibile agli Achemenidi, la prima dinastia dell'Impero Persiano. Misura 2 metri di lunghezza per 1 metro e 82 centimetri di larghezza, con 360.000 nodi di tipo turkibaft per metro quadrato. Il campo centrale è diviso in ventiquattro quadrati con il fondo di colore rosso, con un disegno a forma di croce, le cui estremità terminano con un fiore stilizzato. Da esso parte un bordo diviso in due cornici principali, a loro volta delimitate da tre cornici secondarie. Tutte intorno a questi motivi geometrici, vi sono diverse scene equestri con cavalieri che stanno in sella o che procedono a piedi; in direzione opposta ai cavalieri, sono ritratte ventiquattro alci di colore rosso e giallo.

Avvolto dal mistero, in un contesto sia storico che leggendario da mille e una notte, troviamo, infine, il tappeto del re Cosroe, che regnò nell’antica Persia sasanide tra il 531 ed il 579 d.C.. Si racconta che tra i tappeti persiani, fosse il più pregiato ed il più esteso: era stato, infatti, tessuto con fili d'oro e decorato con numerose pietre preziose e raggiungeva, addirittura, una superficie complessiva di ben 1600 metri quadrati. Il campo era tutto dedicato alla natura, con diversi animali, in modo da ricordare al sovrano, le scene di caccia a lui tanto care. Questo, affinché si mantenesse con un umore tranquillo e non fosse così crudele con i suoi sudditi, come spesso accadeva, durante la stagione invernale. Al di là dei riscontri letterari, non vi è certezza che il tappeto fosse realmente di tale fattura, poiché andò perduto allorquando gli Arabi, invasero e conquistarono la Persia nel 634 d.C..

Salvatore De Pascale

HAIES S.r.l. - Sede legale: Viale San Josemaria Escrivà n. 62 - 81100 Caserta – Codice Fiscale, Partita I.V.A. e Numero di Iscrizione nella Sezione Ordinaria del Registro delle Imprese di Caserta: 03424760613 - R.E.A.: N. 242972 - Capitale Sociale € 50.000,00 interamente versato - Società autorizzata alla vendita di beni preziosi dalla Questura di Caserta. All intellectual property rights are reserved.